Alla fine del ritiro di Vajrasattva, i 3 mesi più lunghi della mia vita, ebbi un’udienza privata con il Dalai Lama.“Qual è il prossimo ritiro che posso fare e qual è il mio Idam?” Gli chiesi, bambina.

Santità si fece severo e mi guardò con uno sguardo che non ti aspetti da una santità: “cambiare la mente è la cosa più difficile del mondo ed è molto pericoloso pensare che sia facile.”
Poi aggiunse una serie di informazioni che rimarranno per sempre con me.

E chiaro mi fù, se già non lo era, che meditare non è facile. Ed è normale che non lo sia. Nessuno ci insegna la concentrazione, che è alla base della meditazione. Anzi, tutta l’organizzazione delle nostre vite ci porta a frammentare la mente in mille rivoli spesso senza un filo conduttore, pezzettini qua e pezzettini là, che ci lasciano sfiniti e senza un senso.

Sono cresciuta in una tradizione molto spartana della filosofia buddhista, forse la più faticosa perché basata sullo studio dettagliato di testi e commentari.
Nella scuola Gelug lo studio è alla base della pratica e io credo fermamente che sapere come funzionano le cose possa poi velocizzarne la pratica, chiarendo la strada e aiutando a commettere meno errori.
Più si impara e più si progredisce, in quel sano equilibrio che testa continuamente nella pratica la teoria e nella teoria la pratica, sgrossando e smussando, nel modo più onesto possibile con se stessi.

E si cambia, si conosce, si viaggia dentro, spostandosi fuori alla ricerca di maestr* che ci possano aiutare a comprendere ancora più a fondo. E non esiste il “ma è dall’altra parte della città, è troppo lontano”. Se ti interessa davvero vai dall’altra parte del mondo.

Non mi è mai accaduto niente in modo facile, ho sempre fatto una gran fatica, ovunque io sia andata. Ma non avrei potuto farne a meno. Neanche del tifo, penso. Mi ha segnata come una lama, mi ha lasciato la paura di tornare in India, quella paura che solo adesso si sta affievolendo, ma che amo sentire, di tanto in tanto, quando mi vengono paure minori.

Tutto questo per dire che non conosco scorciatoie e quando il Dalai Lama mi ha detto così, ho avuto una titubanza solo sul “pericoloso”, per il resto son stata pienamente d’accordo.

Quindi quando parlo di energia lo faccio con la consapevolezza dell’importanza dell’argomento. Perché siamo energia, tutto lo è, e considero la cosa assolutamente fondamentale, essendo all’origine della vita.

L’energia concentrata, la concentrazione energetica, quella che yoga e meditazione liberano e ti permettono di sentire fluire, creando quella connessione che ci rende una sola entità, corpo e mente, senza più illusoria  percezione di separazione.

Perché corpo e mente sono sempre uniti, se no saremmo morti. Il punto è percepirlo e percepirlo costantemente.

A 6 anni chiesi un libro sulle piramidi, per Natale. E poi anche per la Befana e perché no per i Re Magi.
Le piramidi e la cultura egizia si erano intrufolati sotto la mia pelle per poi uscirne quando vi entrò il Tibet con i suoi maestri ancora viventi.

Volevo fare l’archeologa per entrare nelle piramidi, ma i testi buddhisti presero il sopravvento fino a poco fa, quando le piramidi hanno rifatto la loro entrata, come un pegno d’amore. E insieme hanno portato gli insegnamenti sulla geometria sacra, genése, pentasfere e cosmogrammi di famiglia.

E all’ultimo seminario di yoga e meditazione abbiamo portato la Piramide di Nubìa e diverse genése e pentasfere, tutte fatte da Rita.

Rita le crea, le posiziona, le organizza. Io le testo, le sperimento, ne godo.

Durante il ritiro ognuna di noi ha praticato sotto la piramide, scegliendo fra le genése e le pentasfere per sentire come queste forme agivano su di noi, concentrando l’energia esterna e amplificandola, mescolandola a quella del nostro corpo, in una connessione forte, in un tutt’uno che, con l’aiuto delle forme sacre, diventa così intenso da essere quasi impossibile non percepirlo.

Alcune hanno poi chiesto a Rita di fare loro chi una genésa chi una pentasfera e ieri abbiamo consegnato una piramide.

Rita l’ha sistemata nel luogo prescelto con l’angolazione giusta e la giusta direzione, vicino alle piante che avevano bisogno di essere rivitalizzate e con dentro, nel lato migliore per quel tipo di aiuto, altre piante.

Perché noi e le piante siamo fatti nello stesso modo, la nostra energia scorre nello stesso modo in cui scorre la loro.
In casa queste geometrie servono a tutto perché, essendo allineate con l’energia cosmica, assorbono, purificano e rigenerano le energie esistenti.

E io l’ho provata, la piramide. Lo faccio sempre. Per curiosità, per sperimentazione, perché amo sentire come si muove l’energia ed essere continuamente sorpresa dalla diversità delle sensazioni che questi oggetti mi fanno sorgere, anche se fatico a chiamarli oggetti, tanto li sento potenti.

E come sempre l’energia mi ha centrata, scendendo nella colonna vertebrale, facendomi sentire il canale centrale così chiaramente come raramente riesco a percepirlo, in un allineamento radicale e radicato.

Non sono solita scendere nel dettaglio delle mie sensazioni, ma credo che non ci sia più tanto tempo da perdere.

Usiamo tutti i modi sani per diventare intimi con la nostra energia, perché è l’unico viaggio che rimarrà con noi per sempre.

E se è vero, come è vero, che “cambiare la mente è la cosa più difficile del mondo”, diamole una mano, con umiltà e candore, perché, se la motivazione è pura, lo saranno anche i risultati.