In queste giornate di grande freddo causa disintegrazione della mia unica stufa, mi vengono in mente tanti ricordi. Non per forza piacevoli, io non sopporto il freddo. E ne ho patito tanto.

Sempre in quel di McLeod Ganji, Dharamsala, Himachal Pradesh, India himalayana, per intenderci.

Arrivai lì, per rimanerci per i successivi 3 anni, a giugno, inizio monsone.

Il luogo era pieno di persone abbastanza devastate dalla lebbra, nel mese dell’elemosina buddhista, dove pare che si accumulino molti più punti se fai qualcosa di buono, tipo l’elemosina, per cui tutti i lebbrosi erano radunati fra i buddhisti improvvisamente assai generosi.

Avevo di che distrarmi, fra le tendopoli e la pioggia. Il caldo italiano non era previsto, mi aspettavano mesi di fiumi al posto delle strade e di insetti giganti che pretendevano asilo politico nei miei appartamenti. E lo ottenevano sempre, visto che nessuno dei miei 3 appartamenti cambiati in 3 anni, aveva gli infissi. E che ce ne facciamo degli infissi, in India! Siamo gente accogliente noi.
Ragni giganti, millepiedi giganti, zecche giganti, basta che sei gigante e puoi passare fra la mia finestra e il mio muro.

Dopo il monsone c’è qualche settimana di pausa e poi arriva il freddo. Quello serio. Quello che prevederebbe un impianto di riscaldamento coi controcazzi, ma la borsa di studio che i centri di dharma hanno previsto per la tua sopravvivenza (200 euro al mese) non lo prevede.
Non prevede proprio nessun impianto di riscaldamento, neanche quello per scaldare l’acqua. E non dico per i piatti, ma per la doccia.

E tanto o era uno o l’altro, i miei appartamenti non erano forniti di entrambi: o la cucina o il bagno.

Nel primo avevo il bagno, nei secondi due la cucina. Il bagno fuori, in comune.

Fuori significa che devi uscire di notte sotto le stelle e le catinate d’acqua o il gelo polare per pisciare. Quel fuori.

Nel primo appartamento sostai poco, c’era il bagno, ma l’acqua entrava, stile laghetto, da sotto la porta e non era possibile rimanere.

Nel secondo stetti poco di più, c’era la cucina, ma c’erano anche le pulci del letto e quelle del riso, oltre che ad un cane rabbioso che tirava a mordermi, spesso riuscendoci, ogni volta che salivo le scale.

Era della padrona di casa, ma lei non voleva pagare le mie rivaccinazioni contro la rabbia ogni volta che Fuffi si scagliava contro la monachella in sandali e peli di polpaccio al vento.

Nel terzo appartamento rimasi di più invece, avevo la cucina in casa e il bagno subito sul pianerottolo, lusso imperdibile.

Acqua e aria calda, però, rimanevano un miraggio.

Allora mi arrangia e trovai una stufetta elettrica grande come un tostapane.

Io e il mio tostapane andavamo a letto insieme, sotto coltri di coperte, sacchi a pelo, piumoni, maglioni e sciarpe stese sul materasso umido di monsone e inverno, ma pieno di insetti in cerca di calore umano e compagnia insettofila.

Le mie serate si svolgevano pressappoco così: io, le mie pratiche di yoga e meditazione monacale e la mia stufetta-tostapane, vicine vicine, a respirare per farci calore.

Solitamente mi sbruciacchiavo una parte del corpo e/o di vestiario; innumerevoli calzini bruciati in cerca di quel calore che raramente mi appagava. Mai…mi appagava.

Poi andavo a letto, sormontata dal sopra narrato, con, per pigiama, la tuta da sci e la speranza di non dover pisciare durante la notte.

Solitamente dopo pranzo non mangiavo, come è d’uopo fare fra monaci, ma mi facevo litrozzi di zuppa di miso, con acqua filtrata con il filtro svizzero vendutomi da amici che lasciavano l’India mentre io arrivavo.

Per cui la pipì faceva spesso capolino, ma io la ignoravo o la facevo. A letto. Per scaldarmi.

Alzarsi di notte was not an option.

Prima di dormire disfavo il letto per sfrattare i millepiedi velenosi che avevano morso il mio amico Fabrizio immobilizzandogli un braccio o così narrava la leggenda.

Ecco, e adesso andate tutt* ad abbracciare il vostro termosifone, andate a ringraziare la vostra caldaia, a rendere omaggio al vostro boiler, perché la vostra vita sarebbe ben misera senza di loro!

Ingrati!