Cosa sono le SILLABE SEME?

Le sillabe seme sono suoni, a cui corrispondono segni grafici, che hanno un significato energetico di per sé.

Possiamo chiamarli anche “suoni-seme”, suoni che hanno la capacità di trasformare l’energia in materia.

Prendiamo ad esempio la sillabe-seme per eccellenza, la OM.

La OM è composta da tre lettere-suono: A, U, e M. Queste simbolizzano il corpo, la parola, e la mente di un essere ordinario, denso di emozioni disturbanti; allo stesso tempo simbolizzano anche il corpo, la parola e la mente di un Buddha, completamente puri e trasformati dallo stato di illuminazione.

Quindi il corpo, la parola e la mente possono trasformarsi da samsarici (governati da azioni reattive) in corpo, parola e mente purificati e trasformati dalla pratica meditativa che culmina nell’illuminazione.

La purificazione avviene nell’unità alchemica di metodo e saggezza, compassione e vacuità, simboleggiate dalla sillaba seme HUM, che indica indivisibilità.

Hum è la sillaba seme di Buddha Akshobhya – l’immobile, l’imperturbabile, colui che non può essere soggetto a nessun pensiero distruttivo, a nessuna emozione disturbante.

La parola “MANTRA” viene tradotta, dai tibetani, con “protettore della mente”, dando a MAN il significato di mente, intelletto (manas) e a TRA il significato di proteggere (traya)

Ma da cosa protegge? Da una cosa in particolare: dall’incapacità di concentrarsi. Infatti, quando la nostra mente vaga, genera catene di pensieri ed emozioni ingovernate (emozioni disturbanti) e quindi di azioni reattive (karma), che vanno a produrre quel luogo mentale che chiamiamo samsara che ci fa vivere male nel luogo fisico che chiamiamo mondo.

Quando pronunciamo un mantra la nostra bocca si muove, le nostre corde vocali si attivano, la nostra respirazione cambia, attirando così la nostra attenzione.

Nel momento in cui la nostra attenzione, così attirata, si prolunga nel tempo, diventa concentrazione.

Man mano che la concentrazione diviene più intensa, svanisce la necessità di usare il corpo per recitare il mantra e la recitazione rimane prettamente mentale.
In questo modo, dalla concentrazione si passa all’assorbimento meditativo, più interno, sottile e potente ed accade quello che nel buddhismo viene chiamato “diventare uno con” l’oggetto di meditazione, in questo caso la recitazione del mantra, il suo suono, la sua vibrazione energetica, la qualità mentale ad esso connessa.
Questa qualità mentale nella sua massima espressione è quella che chiamiamo divinità connessa al mantra, come per esempio, Avalokitesvara, il Buddha della Compassione, con il mantra Om Mani Peme Hum.

La ripetizione delle sillabe-seme e del mantra in cui la mente si assorbe, spegne il chicchiericcio mentale che nello yoga si chiama “citta vrtti”.

Dalla definizione di Yoga: “yoga citta vrtti nirodha”, tradotto l’assorbimento univoco (in cui diveniamo consapevoli dell’unione di corpo e mente) accade nella cessazione del chiacchiericcio mentale (fluttuazioni delle energie psichiche).

In questo modo proteggiamo la mente dalle energie opposte a quelle che sviluppiamo con la recitazione del mantra, dalla distrazione, dalle emozioni disturbanti, dai pensieri compulsivi e dalle azioni reattive, facendo sì che la concentrazione e la compassione diventino una cosa sola.

E per far questo partiamo dal suono della sillaba seme e poi del mantra.

Questo cambia la materia poiché la vibrazione, che ora è uno con la compassione in cui si è assorbita la nostra mente, modifica la struttura molecolare dell’acqua di cui siamo fatti, a livello di molecole, al 99%.

Questo cambia il nostro corpo, amplia la nostra sfera psicofisica e aumenta le nostre capacità mentali, energetiche e percettive.

Il suono è vibrazione. L’energia è vibrazione. La meditazione genera vibrazioni energetiche che agiscono sul corpo, nell’unione indissolubile di corpo e mente.

Questo è Tantra.
Questo è Yoga.