Le asana sono posizioni del corpo. Di tutto il corpo. Bocca e occhi inclusi.

Raramente si prendono in considerazione, nel momento in cui si insegnano e si imparano le posizioni, in cui si sente il corpo che entra, resta ed esce da una posizione, cosa fanno gli occhi e cosa fa la bocca; eppure sono componenti fondamentali affinché l’asana faccia veramente il suo effetto rigenerante e trasformativo.

A volte sono essi stessi l’asana stessa ( e niente, mi piacciono le esse…;)

Facciamo una prova molto semplice e veloce:

chiudiamo gli occhi, portiamo lo sguardo centrale, non a destra, né a sinistra, ma in mezzo, e sorridiamo. Semplicemente. Anche se non ne abbiamo tanta voglia.

Cosa succede quando sorridiamo?

Succede che la bocca dice al cervello che va tutto bene (perché se sorrido significa che va tutto bene). Il cervello lo dice al cuore che lo dice ai polmoni, che lo dicono al diaframma e la pancia si apre un po’ di più,
Il respiro diventa più profondo.
Allora la pancia dice al cervello che è rilassata e il cervello dice alle gambe che non devono fare niente, possono rilassarsi. E dice la stessa cosa alle braccia. Riposo. Take it easy. Relax. Freedom.
E le mani, felici, si rilassano.

La lingua, uno dei muscoli più forti del corpo insieme al diaframma, si abbandona dentro la bocca. Va tutto bene, non deve convincere nessuno, non deve sedurre nessuno, non deve discutere con nessuno e per nessuna causa. Incredibile…

La pelle si distende.
E gli occhi sorridono, nella serenità di non dover difendersi, di non dover attaccare, di non dover cercare.

E si rilassano con lo sguardo centrale, nell’attività cerebrale di bilanciamento degli emisferi, di distensione comunicativa interemisferica. E nel rilassamento il movimento delle onde cerebrali diventa più efficiente, la nostra concentrazione aumenta e diventiamo un po’ più intelligenti.

Quindi sorridere e tenere lo sguardo centrale è il miglior modo per rilassarsi e per crescere, per evolversi, per maturare.

Il tutto mentre stiamo in una qualsiasi asana, comodamente, e lasciamo che la gravità agisca, che il muscolo si allunghi, che il respiro crei spazio.

Il che avviene morbidamente, se sorridiamo e manteniamo lo sguardo centrale.

Perché se invece, nel frattempo, stiamo pensando a quello che abbiamo fatto prima o a dove andremo dopo, i nostri pensieri di movimento entrano nei nostri muscoli e i muscoli non si rilassano, perché il corpo fa quello che gli dice la mente.
Se immagino di muovermi i muscoli rimangono pronti per agire e, perfino nella staticità, mantengono un tono teso al movimento. Questo fa sì che non si allunghino.

Se invece rimango a sentire il mio corpo e il respiro nel corpo, il pensiero che gironzola, solitario o in compagnia, diventa un oggetto da osservare, quasi estraneo a me. Un qualcosa con cui non mi identifico più e che quindi perde quel potere fascinatorio che mi portava via con sé, a costruire castelli di confusione perenne, quella che crea poi azioni sconclusionate che chiamiamo Karma.

Semplicemente lo guardo, come se guardassi una nuvola nel cielo, un gatto che gioca, un amico in cerca di consigli.

E mi riporto a sentire il respiro, il muscolo che si allunga, il sorriso che si diffonde nelle diverse parti del corpo, generando e mescolandosi a quella gioia espansa che è la tranquillità, la quiete, la calma che dimora e in cui dimoro.
Samatha, Shiné, il culmine del processo di sviluppo della concentrazione, quella mente che è capace di rimanere sul suo oggetto di osservazione per quanto tempo vuole, senza spostarsi da lì; quella mente che è la base fondante della meditazione, del Raja Yoga, oltre alle asana, in qualsiasi posizione, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo.

E tutto parte dal sorriso e dallo sguardo centrale.

Diciamolo più spesso, nelle classi di yoga. Saremmo tutt* più felici.