Si dice che la natura dell’essenza vitale sia la compassione, il desiderio che l’altro non soffra.

Si dice che la forza creatrice dell’energia vitale sia l’amore, il desiderio che l’altro sia felice.

Lo yoga non è yoga se non basa la sua pratica sullo sviluppo di compassione e amore, sul renderli più forti, intensi, vividi, in modo da essere di beneficio al nostro corpo e a quello degli altri, alla nostra mente e a quella degli altri. Perché siamo interconnessi, interdipendenti, nella vibrazione costante delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, dei nostri intenti.

La nostra missione di vita è tenere alte le nostre vibrazioni d’amore; il nostro impegno è rendere intense le nostre vibrazioni di compassione.

Il resto accade.

Le asana fatte senza la motivazione di compassione e amore verso noi stessi e verso gli altri, affinché il nostro corpo e la nostra mente, liberi dalla sofferenza e pieni di vibrazioni di amore, possano essere di beneficio agli altri, non hanno a che fare con lo yoga, né nella sua origine né nel suo risultato.

Possa questa essere la nostra motivazione di pratica, sopra e lontano dal tappetino. Per essere felici ad ogni respiro, anche nella sofferenza, perché avere un senso, il senso della natura, è sorgente di felicità.

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