Siamo sempre indaffarati a fare che il non fare ci sembra una perdita di tempo. In realtà il non fare è poesia, la vita è poesia e la poesia è il sale della vita.

Il processo meditativo leva. E levando arricchisce.

Quando, nello sviluppare la concentrazione, ci esercitiamo a riportare la mente su un punto, stiamo abituando la mente a generare meno pensieri.

Quando, nello stare dentro al respiro, guardiamo il nascere, scorrere e svanire dei pensieri, stiamo abituando la mente a riposare.

Quando, nel tentativo di rimanere dentro alla percezione di una fascia muscolare che si allunga, le sorridiamo, stiamo abituando la mente all’intimità del silenzio che connette le parti.

Perché la vita, la semplice esistenza, lo stare dentro al  corpo, nel respiro, nel sorriso, sta lì, in quel momento, a godere.

L’esistenza è perfettamente in grado di prendersi in cura di sé.

E’ meraviglioso scoprire, attraverso il processo che ci porta alla libertà dagli schemi di generazione di pensiero-emozione-azione, che il nostro corpo si sta prendendo cura di sé in modo impeccabile. Tutto, in noi, opera senza che noi interveniamo in alcun modo.

E lo fa da subito, senza che noi gli diamo nessun consiglio, nessuna indicazione.

In totale naturalezza.

Ascoltiamo il nostro corpo, sintonizziamoci con la sua straordinaria capacità di vivere in armonia, cooperando spontaneamente, cellule, organi, sangue, ossa, in quella meravigliosa unità di intenti che è ciò che da millenni yogi e yogini anelano a  far accadere in loro: l’essere uno.

Ascoltiamoci accadere, percepiamoci vivere.