Nello yoga i livelli non esistono.
E se esistessero non si vedrebbero.

Spesso, negli studi di yoga, si dividono le classi per livelli.
Io non ho mai capito questa usanza, che ho incontrato, per la prima volta, a New York, in India mai.

In India, nei tre anni in cui ho praticato a McLeod Ganj, ero l’unica monaca in mezzo ad una trentina di ex militari israeliani, donne e uomini.

Rajesh l’indiano elastico cominciava la sua mattinata alle 5 con una chai e biscotti secchi e poi via ad insegnare, la prima lezione alle 6 sul tetto di una casa abbandonata.

Arrivavo sempre ultima per dar modo agli altri di finire il loro casino preparatorio.
Quando arrivavo Rajesh mi sorrideva e, gentilmente, mi faceva mettere il tappetino all’ombra dell’unico albero che sporgeva sulla casa.

Poi si girava verso gli altri e gli intimava, con voce minacciosa, di non muoversi da chaturanga per almeno 8 minuti di orologio.

Dopodiché tornava da me e sorridente mi diceva che io potevo tenerla quanto volevo.

Quando si dice comprendere come rivolgersi ai diversi allievi….;)

Nessun livello, solo skilfull means, mezzi abili, quelli che ha un maestro che vede di cosa ha bisogno chi.

Solo che non era a livello fisico, il bisogno. Ma a livello mentale.

Se a me dai un ordine mi hai perso. Mentre ai soldati….bhe….

Che anche l’India abbia le Yoga challenge è solo un segno del decadimento culturale generale.

Yoga e challenge non dovrebbero stare nella stessa frase. 

Yoga esiste in uno stato di non aspettativa, di abbandono della ricerca di un obiettivo, di sospensione dei movimento di pensiero, almeno quello più grossolano.

Yoga lavora sull’abbandono della percezione della dualità fra soggetto e oggetto, fra percepente e percepito, nonché sulla totale unità dell’essenza di percepente, percepito e percezione.

Figurati se prende anche solo lontanamente in considerazione la sensazione di figaggine scaturita dal mostrare quanto si è bravi nel prendere una posizione.

Figurati se può anche solo essere nei paraggi di un ego che si gonfia perché riesce ad essere più bravo di un altro.

E seguendo questa linea di ragionamento, i livelli non hanno senso.

Perché la crescita, nello yoga, è interiore. Non ha niente a che vedere con quanto uno si piega in avanti o indietro. Niente.

Ci sono guru di yoga che non hanno mai fatto più di 5 asana, ma dentro a quelle asana raggiungono l’illuminazione.

Se insegniamo yoga, insegniamo yoga. Se facciamo yoga, facciamo yoga. 

E se abbiamo la fortuna di avere un/a guru che vede il livello in cui siamo, stiamo pur certi che non lo dirà in giro.
A malapena lo farà sapere a voi.